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PaginaQulo I Ferretti del mestiere

Luigi-Ghirri

Come quando hai finito gli argomenti, l’unica cosa che puoi fare, è tintinnare coi ferretti del mestiere

Quando ho visto Giovanni Lindo Ferretti addobbato da papa ho pensato che come fotomontaggio fosse molto convincente, praticamente vero.
Cioè, uno con la faccia da papa medievale, ci nasce. Poi certo, va coltivata con la preghiera assidua, però se non ce l’hai, non ce l’hai, hai voglia di pregare, non ce la puoi fare. Lui ce la fa, c’ha una faccia, che se Lucas lo vedeva per tempo, gli faceva recitare l’imperatore galattico della Morte Nera.
Uno che nel lato oscuro ci cammina a occhi chiusi. Una faccia che non te la scordi. Una bella faccia espressiva.
G.L.F : il leader di una band di punk-filosovietico musica melodica emiliana. CCCP Fedeli alla Linea. Una definizione così, nel 1988, come poteva essere presa sul serio? Come non fargli una risata in faccia, a chi descrive la sua musica così? Io, al tempo, non ci ridevo per niente, la prendevo sul serio.
E oggi? Sarebbe ancora simpatico ridere in faccia a G.L.F.? Ridergli in faccia senza astio, così, per abbassare il tono della conversazione, per intavolarci un approfondimento sull’ultima puntata di X-Factor. Simuliamo la cosa. Metti che ora tu, lettore di Pagina Qulo, sei alla Stazione di Pisa Centrale, lo incontri. Ti appare G.L.F. Provi a ridergli in faccia, a urlargli a squarciagola Libera Me Domine (sfruttando al meglio l’eco della hall biglietteria…)
http://www.youtube.com/watch?v=yhxS3FD5zRg

Non ce la fai. Non ce la puoi fare. Lui ti gela. Lui c’ha i poteri. Bisogna stare attenti. Ho scoperto troppo tardi che G.L.F. è un portatore intenso di pericoloso e trascendente mistero. Correva l’anno 1988 e i CCCP Fedeli alla Linea suonavano a Pisa, al palazzetto dello sport. Io c’ero, con tanti paperotti, a idolatrare gli ultimi spasimi del socialismo reale, io c’ero e non ci capivo una sega, ma c’ero, e sono quel che sono più per colpa di Ferretti che di Che Guevara.
Accidenti a te, Ferretti, accidenti a te e ai tuoi ferretti del mestiere, ai raduni di massa in cui indottrinavi le masse.
Io non adoro quello che voi adorate, io non venero quello che voi venerate… come a dirci che tu sei noi, noi siamo te, noi adoriamo Togliatti ed Arafat, ma anche un po’ Gheddafi e Mao Tse Tung e poi più in là, ancora più in là, dove volano gli uccelli, nello spazio tra le nuvole, con le regole assegnate, a questa parte d’universo, al nostro sistema solare.

Contentissimi dell’avvento dei CCCP, erano alcuni compagni, quelli ancora pregni d’intrepido terzomondismo, quelli con inderogabile rigore culturale, quelli che finalmente potevano dare sfogo a insistenti pruriti intellettuali, finalmente un gruppo che, senza rinunciare ad una coscienza di classe temprata nell’acciaio, riesce ad essere professionale e contemporaneo, un gruppo che quando canta si capiscono le parole, un gruppo che propone un immaginario, non solo un suono, un gruppo con idee artistiche trasversali, non un branco di energumeni sudati che berciano nei microfoni e sputano sul pubblico, un gruppo che ti porta con sé, in una passeggiata sacra, erotica e romantica. Proprio quello che ci voleva, finalmente una exit-strategy convincente, per uscire dalle secche pietrose della canzone di lotta, senza rinunciare all’iconografia del leninismo lucido, tante stelle rosse luccicanti, slogan tondi e ragionevoli, occhi infossati e citazioni esoterico-trendy, divagazioni dark, più da suicidio che da rivoluzione, nel tramonto degli ottanta. Gloria a Mishima e a Majakovskij,
http://www.youtube.com/watch?v=s_q7T32SrlQ

Ma non capitemi male, ci sono tanti pezzi dei CCCP che mi piacciono ancora. In ogni caso, troppo meglio gli Skiantos.

Ico Gattai

 

Foto: Luigi Ghirri – San Martino Valle Caudina, 1990 – serie Paesaggio Italiano

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Pubblicato il: 24 gennaio 2014

Argomenti: PaginaQulo, Quaderni

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